L’oligarchia dei nuovi media: il peso di Facebook, Google e gli altri

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Nel mondo dei nuovi media, cinque aziende stanno schiacciando tutti gli altri.

E la cosa è palese da molto tempo.

Ho già sostenuto la mia grande paura nei confronti del monopolio Amazon, nonostante sia stato, ed è, foriero di innovazioni , ma oggi ribadisco la problematica anche nel campo dell’ adv.

Vi spiego perchè:

Quest’anno, due terzi dei miliardi Mercato advdi dollari in adv globale andrà ai Big Five: Google, Facebook, Tencent, Baidu e Alibaba, secondo gli ultimi dati di Price Waterhouse Coopers Entertainment e Media Global Outlook.

Dall’altra parte del mondo, in Cina, Alibaba, Baidu e Tencent – controllano oltre il 60% del mercato degli annunci cinesi e ora rappresentano il 15% di tutte le pubblicità globali.

Non finisce qui, da altri fonti emergono anche i seguenti dati:

Le entrate pubblicitarie di Google sono approssimativamente uguali a tutte le entrate pubblicitarie di stampa in tutto il mondo e le entrate pubblicitarie di Facebook valgono quanto tutte le entrate di adv radio globali.

Le 12 aziende dietro il Big Five – Yahoo! Microsoft, Linkedin, IAC, Verizon, Amazon, Pandora, Twitter, Yelp, Snapchat, Sina e Sohu – portano circa la metà di quello che Google porta ogni anno nelle entrate pubblicitarie.

Perché dovrebbe importarci?

Molto semplice, ma forse meno evidente a tutti, (noi Italiani abituati al 20ennio Berlusconi dovremmo saperne un po’ di più rispetto agli altri): l’assenza di regolamenti per frenare la dominanza di alcuni di questi giganti tecnologici ha sempre cambiato il modo in cui la gente consuma notizie e annunci, e il forte continua a diventare sempre più forte.

Ricordate il film di Orson Welles QUARTO POTERE? All’epoca si parlava di stampa ed editoria come media predominante e in grado di plasmare l’opinione della gente, diventando a tutti gli effetti un importante attore sociale ed economico.

Con l’avvento della televisione il potere ha investito i palinsesti televisivi e chiunque governasse il mondo delle emittenti (come vi scrivevo prima l’esempio ITALIA è da manuale e monito per tutti i paesi) si è ritrovato ad avere un controllo della società e della politica dettato da pure logiche finanziarie.

Di certo non è il contenuto a generare potere, ma la capacità di autofinanziare un mondo di idee e opinioni, attraverso gli investimenti pubblicitari.

Fortuna/sfortuna vuole che i due più grandi oligopoli dell’adv occidentale vivono e prosperano negli “iper capitalisti e democratici” Stati Uniti.

Ma per le società Asiatiche, il discorso cambia, i grandi player tecnologici del mercato media online, pur potendo diventare espressione di liberismo e libertà, assecondano il potere del governo cinese, garantendogli prosperità in cambio di prosperità.

A me pare sempre più evidente che la libertà dell’internet e delle aziende ad esso collegato sia puramente illusoria. Entrare nel numero dei gradi diventa sempre più difficile e forse non è mai esistito nella storia economica dei nostri anni un mercato così chiuso ed esclusivista, anche perché privo di una vera e propria regolamentazione.

Speriamo quindi presto di avere un organismo mondiale che regoli il sistema per una più equa distribuzione del capitale di investimento.

 

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